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Imu prima casa, esenzione anche per il coniuge: il ribaltone della Consulta

Pubblicato da SAP RE il 14 Ottobre 2022
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«In un contesto come quello attuale, caratterizzato dall’aumento della mobilità nel mercato del lavoro, dallo sviluppo dei sistemi di trasporto e tecnologici, dall’evoluzione dei costumi, è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi, ricongiungendosi periodicamente, ad esempio nel fine settimana, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale». Questa è la motivazione su cui si basa la sentenza n. 209 depositata giovedì 13 ottobre da Luca Antonini con cui la Corte costituzionale ha riconosciuto l’esenzione dei coniugi dal pagamento dell’Imu nel caso di due prime case.

Disparità tra coniugi e conviventi

«Nel nostro ordinamento costituzionale non possono trovare cittadinanza misure fiscali strutturate in modo da penalizzare coloro che, così formalizzando il proprio rapporto, decidono di unirsi in matrimonio o di costituire una unione civile»., si legge ancora del rapporto con cui la Corte costituzionale accoglie la questione e dichiara illegittimo l’articolo 13, comma 2, quarto periodo, del decreto legge n. 201 del 2011 che parla di “nucleo familiare”. Secondo questa sentenza si tratta di una penalizzazione, in contrasto con gli articoli 3, 31 e 53 della Costituzione. Per una coppia di coniugi o persone legate da unione civile non era finora ritenuto sufficiente la differenza tra residenza anagrafica e dimora abituale in un determinato immobile, rappresentando, secondo la Corte, un’evidente discriminazione rispetto ai conviventi di fatto. Loro, infatti, alle stesse condizioni si vedono accordato lo stesso beneficio per ciascun immobile.

Illegittimità costituzionale sulle “seconde case”

La Corte, dunque, ha ristabilito il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale delle persone sposate o in unione civile, però ha ritenuto opportuno chiarire che le dichiarazioni di illegittimità costituzionale non determinano, in alcun modo, una situazione in cui le cosiddette “seconde case” ne possano usufruire. Da questo punto di vista, le attestazioni di illecito mirano a responsabilizzare «i comuni e le altre autorità preposte ad effettuare adeguati controlli». Sarà poi la legislazione vigente sul territorio a farsi carico dei controlli in termini efficaci.

Fonte: Corriere.it

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