Casa, salgono le compravendite: +4,9% nel 2017. Milano guida i rialzi

Fonte: Repubblica.it

È stato un 2017 positivo per le compravendite immobiliari. In Italia la crescita è stato del 4,9% rispetto al 2016. Si tratta del “quarto anno consecutivo con il segno più”, affermano nell’osservatorio sul settore l’Agenzia delle Entrate e l’Abi, che segue la crescita del 18,6% del 2016. Le grandi città con i maggiori rialzi sono Milano (+8,1%), Palermo (+7,9%), Firenze (+7,8%) e Napoli (+7,4%), mentre a Roma l’aumento è del 3% e Bologna è l’unica in calo (-3,3%).

In valori assoluti il mercato ha registrato 542.480 transazioni nel 2017. I rialzi più accentuati hanno interessato le aree del Nord Ovest (dove si concentra oltre un terzo del mercato nazionale) con un incremento del 5,3% e quelle del Sud, con un +5,8%; una crescita minore ha, invece, caratterizzato l’area del Centro (+3,5%).

Per quasi la metà degli acquisti di abitazioni effettuati da parte di persone fisiche (circa 260mila) si è fatto ricorso aun mutuo ipotecario, con una crescita del 7,8% rispetto al 2016. Nel 2017 migliora anche l’indice di affordability,ovvero l’indicatore che misura la possibilità di accesso delle famiglie all’acquisto della casa.

Bene anche il mercato delle pertinenze (+12,4%) e quello di box e posti auto (+3,8%). Le abitazioni locate sono state, invece, quasi 1,4 milioni, in lieve diminuzione(-0,8%) rispetto al 2016. Aumentano, anche se debolmente, gli acquisti delle abitazioni in nuda proprietà (+1,3%).

Nel 2017 sono stati spesi 89,6 miliardi di euro per gli acquisti di case in Italia, 500 milioni in più rispetto al 2016. A livello nazionale la superficie media di un’abitazione venduta è stata di 105,8 m2.

Dichiarazione dei redditi, le detrazioni delle spese di ristrutturazione

Fonte: Idealista.it

I contribuenti alle prese con la dichiarazione dei redditi potranno detrarre dal modello 730/2018 anche le spese effettuate per i lavori di ristrutturazione edilizia eseguiti durante il 2017. La spesa dovrà essere inserita nel Rigo E41/E53, quadro E, sezione IIIA e IIIB del modello precompilato o ordinario.

Ristrutturazione 2018, a chi spetta la detrazione?

Possono fruire della detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato. La detrazione spetta ai soggetti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese.
Tali soggetti sono:

proprietari o nudi proprietari;
titolari di un diritto reale di godimento quali usufrutto, uso, abitazione o superficie;
soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o beni merce
soggetti indicati nell’art. 5 del TUIR, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali;
detentori (locatari, comodatari) dell’immobile
familiari conviventi;
coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge
conviventi more uxorio;
futuro acquirente
Quali lavori danno diritto alla detrazione per le ristrutturazioni?

Per gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici la detrazione spetta per le spese di:

manutenzione ordinaria
manutenzione straordinaria
restauro e di risanamento conservativo
ristrutturazione edilizia
Per gli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari e/o sulle relative pertinenze, la detrazione spetta per le medesime spese, ad eccezione di quelle relative alla manutenzione ordinaria. L’agevolazione è riferita ad interventi eseguiti su singole unità immobiliari residenziali, di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze, accatastate o in via di accatastamento.

Documenti da presentare per la detrazione ristrutturazione edilizia

Per usufruire della detrazione il contribuente deve aver eseguito gli adempimenti previsti ed essere in possesso della relativa documentazione. Per fruire della detrazione è necessario che le spese siano pagate esclusivamente mediante bonifico dal quale risulti:

la causale del versamento dalla quale risulti che il pagamento è effettuato per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione. Nel caso in cui, per mero errore materiale, siano stati riportati i riferimenti normativi della detrazione per la riqualificazione energetica, la detrazione può comunque essere riconosciuta senza necessità di ulteriori adempimenti
il codice fiscale del beneficiario della detrazione (che può essere anche diverso dall’ordinante il bonifico);
il numero di partita IVA o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.
Il bonifico postale è assimilato a quello bancario ed è quindi da considerarsi valido così come è ugualmente valido il bonifico effettuato “on line”.La detrazione è ammessa anche se l’onere è sostenuto mediante un bonifico tratto su un conto acceso presso un istituto di pagamento, operatore diverso dalle banche, autorizzato a prestare servizi di pagamento, tra i quali l’esecuzione di bonifici.

E’ inoltre importante:

effettuare la comunicazione all’Azienda sanitaria locale competente nel territorio in cui si svolgono i lavori

indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, nel caso di lavori effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto di comodato o di locazione

Per gli interventi realizzati sulle parti comuni il contribuente deve conservare la documentazione rilasciata dall’amministratore del condominio, in cui lo stesso attesti di avere adempiuto a tutti gli obblighi previsti e indichi la somma di cui il contribuente può tenere conto ai fini della detrazione

Limite spesa detrazione lavori di ristrutturazione

L’art.11 del DL n. 83 del 2012 ha previsto l’aumento della detrazione percentuale dal 36 al 50 per cento, nonché l’innalzamento del limite di spesa agevolabile da euro 48.000 a euro 96.000 a partire dal 26 giugno 2012. Questi maggiori benefici sono stati più volte prorogati fino, da ultimo, al 31 dicembre 2017 e, per gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici, fino al 31 dicembre 2021.

Le attività di edilizia libera che usufruiscono delle agevolazioni fiscali

Fonte: Idealista.it

Il 22 aprile 2018 è entrato in vigore il glossario dell’edilizia libera. Si tratta dello strumento che elenca gli interventi di manutenzione degli appartamenti, anche sull’esterno dell’edificio e in giardino, che possono essere effettuati senza la necessità di presentare alcun tipo di comunicazione al Comune. Molti di questi lavori beneficiano dei bonus fiscali. Vediamo quali.

Cambio di serramenti e infissi – Il cambio di serramenti e infissi, esterni ed interni, èuno degli interventi in edilizia libera che non necessitano di comunicazioni al Comune. In questo caso, è possibile usufruire della detrazione del 50% per ristrutturazione, con spese fino a 96.000 euro, oppure della detrazione del 65%, con spese fino a 60.000 euro, utilizzando però finestre che devono raggiungere determinate prestazioni di isolamento termico.

Installazione, riparazione, sostituzione inferriate o grate di sicurezza –L’installazione, la riparazione o la sostituzione delle inferriate o grate di sicurezza dal 22 aprile rientra nell’edilizia libera. La detrazione Irpef è del 50%, con spesa fino a 96.000 euro, sia nelle singole villette che nei condomini.

Pompe di calore aria-aria – L’installazione di pompe di calore aria-aria è ammessa senza comunicazioni o autorizzazione a condizione che abbia una potenza termica sotto i 12 Kw. In questo caso, è possibile beneficiare del bonus per l’efficienza energetica e del Conto termico, il calcolo del bonus avviene in modo variabile in base a una serie di parametri di efficienza e si può arrivare fino a recuperare il 65% delle spese. Se poi l’incentivo non supera i 5.000 euro viene erogato direttamente a rimborso sul conto corrente in un’unica soluzione.

Installazione ascensori – L’installazione, la riparazione o la messa a norma di ascensori all’interno di edifici, purché non si vada a intervenire sulle strutture portanti, fanno parte degli interventi in edilizia libera che non necessitano di comunicazioni al Comune. In qualità di intervento che ha la finalità di abbattere le barriere architettoniche, èprevisto il recupero del 50% delle spese in 10 rate annuali. Rientra in questa categoria anche l’installazione del servoscala.

Ritinteggiatura condominio – Tra le 58 opere classificate in edilizia libera c’è anche il rifacimento e la tinteggiatura delle facciate esterne comprese le opere correlate. Per i condomini questo tipo di lavoro è detraibile dall’Irpef al 50% e il massimale di spesa di 96.000 euro deve essere rapportato alla singola unità immobiliare.

Lavori in giardino – Nei giardini, secondo quanto previsto, possono essere installati senza permesso gazebo e pergolati di limitate dimensioni e non stabilmente infissi al suolo, ripostigli per attrezzi, manufatti accessori di dimensioni limitate e non stabilmente infissi al suolo, elementi divisori verticali non in muratura, fontane, fioriere e panchine. Non ci sono ancora però le istruzioni dettagliate delle Entrate per capire quali tra questi interventi possono beneficiare del nuovo bonus verde, che consiste nella detrazione del 36% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2018 per risistemare giardini, balconi, coperture e terrazzi al 36%, da recuperare in dieci anni, entro il limite di spesa di 5.000 euro per unità immobiliare.

Prima casa, parte dal rogito il calcolo del cambio residenza

Fonte: ilSole24Ore.it

Chi compra la prima casa e non risiede nel Comune ove l’abitazione è ubicata, ha tempo 18 mesi per trasferirvi la residenza; il termine decorre dalla data del rogito d’acquisto e non dal giorno di fine lavori, qualora oggetto dell’acquisto sia una casa in corso di costruzione. Così decide la Cassazione nell’ordinanza n. 9433 del 17 aprile scorso, in riforma di una sentenza della Ctr Toscana (n. 712 del 20 settembre 2016) nella quale era stato deciso, al contrario, che il termine di 18 mesi decorresse dal giorno di ultimazione dei lavori di costruzione.
La norma che regola il tema è contenuta nel comma 1, lettera a), della nota II-bis all’articolo 1 del Testo unico della legge di registro (Dpr 131/1986). Tale norma afferma che, per aversi l’agevolazione prima casa, occorre che l’immobile oggetto di acquisto sia «ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza». Si pone, dunque, il tema di comprendere se il termine di 18 mesi inesorabilmente decorra dal giorno del contratto di acquisto o se, essendo l’immobile oggetto di acquisto per qualsiasi motivo indisponibile ad essere abitato (ad esempio, perché lo occupa un inquilino, regolare o abusivo o perché vi siano lavori in corso o da eseguire ecc.), il termine possa invece decorrere dal giorno in cui l’impedimento è cessato.

 

Un tema collegato è poi quello se il contribuente possa dimostrare (per evitare la decadenza dall’agevolazione conseguente al decorso del diciottesimo mese senza che la residenza sia stata trasferita) l’esistenza di una causa di forza maggiore tale da impedire lo spostamento della residenza. Ebbene, la Cassazione, con l’ordinanza 9433/2018, ribadisce quanto già affermato con la sentenza 2527/2014, e cioè che i 18 mesi in questione si computano dalla data del rogito a meno che appunto ricorra una causa di forza maggiore, la quale, tuttavia, non ricorre nel caso del mancato completamento dei lavori di costruzione, in quanto si tratta di una situazione che non è qualificabile in termini di «inevitabilità e imprevedibilità».

La giurisprudenza di merito è invece molto più largheggiante. Se, infatti, la Ctp di Cagliari (n. 44/2015) ha deciso nello stesso senso della Cassazione, la Ctr Veneto (n. 34/2007) ha ritenuto che il termine dei diciotto mesi «decorre unicamente dal momento in cui l’immobile in corso di costruzione ed oggetto di compravendita è divenuto effettivamente idoneo all’utilizzo ed al soddisfacimento dell’esigenza abitativa». Nel medesimo senso la Ctp di Treviso (n. 26/2010) e, ancora, la Ctr Veneto che, nella sentenza n. 25/2015, ha puntualizzato che «nei diciotto mesi previsti per il trasferimento della residenza non va computato il periodo di tempo occorso per il rilascio del certificato di abitabilità».

Per Ctr Lombardia (4 gennaio 2016), il termine di 18 mesi non è perentorio, «laddove sussistano eventi impeditivi che possano aver ostacolato l’acquisizione della residenza in un dato Comune»; inoltre, secondo Ctp Reggio Emilia (16 maggio 2017), il termine di 18 mesi decorre dal giorno in cui (nella fattispecie: la costituzione di una servitù di uso pubblico, necessaria al fine dell’ottenimento del certificato di abitabilità) ricorrono tutte le condizioni occorrenti «per ottenere il certificato di conformità edilizia ed agibilità».

Nella risposta n. 5-08887 del 14 giugno 2016 a una interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei deputati è stato rappresentato che l’agenzia delle Entrate ritiene che il termine di 18 mesi decorra dalla data del contratto di acquisto anche se si tratti di immobile in corso di costruzione; e che il contribuente può comunque validamente addurre, a suo favore, che il mancato trasferimento della residenza, è dovuto a causa di forza maggiore.

Edilizia libera: in Gazzetta l’ABC degli interventi che non richiedono permessi

Fonte: Lavoripubblici.it

Entrerà in vigore il 22 aprile 2018 il nuovo regime giuridico previsto dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti 2 marzo 2018 recante “Approvazione del glossario contenente l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222” (Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 2018).

Il decreto contiene in allegato un vero e proprio ABC dei principali interventi edilizi che non richiedono permessi e sono realizzabili in regime di attività edilizia libera ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222.

Il glossario unico, valido su tutto il territorio nazionale compatibilmente con le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e di tutte le normative di settore sulle attività edilizie (in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico, delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio), mette ordine, così, nelle molteplici interpretazioni sul suolo italiano della legge esistente che autorizza diversi lavori ad essere realizzati senza permessi, sempre nel rispetto delle leggi in materia.

A titolo d’esempio, nelle “manutenzioni ordinarie” si trovano interventi edilizi come le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici, quindi pavimentazioni, intonaci, rivestimenti, serramenti e infissi, inferriate o quelle necessarie a mantenere in efficienza gli impianti tecnologici. Nella “eliminazione delle barriere architettoniche” non servono permessi per installazioni e manutenzioni degli ascensori interni e montacarichi che non incidano sulla struttura portante, rampe, apparecchi sanitari, impianti idrici e sanitari. Per quanto riguarda le “aree ludiche ed elementi di arredo delle aree di pertinenza” sono in edilizia libera le opere senza fini di lucro, relative a barbecue in muratura, fontane, muretti, fioriere, panche, gazebo di limitate dimensioni, giochi per bambini, pergolati di limitate dimensioni, ricoveri per animali domestici, ripostigli per attrezzi, stalli per biciclette, tende, coperture leggere di arredo. Il glossario specifica, inoltre, per le “opere contingenti temporanee” di maggiori dimensioni, quali gazebo o stand, che l’installazione va effettuata previa comunicazione avvio lavori, mentre manutenzioni e rimozioni sono in edilizia libera.

Il completamento del glossario unico, in relazione alle opere edilizie realizzabili mediante Cila, Scia, permesso di costruire e Scia in alternativa al permesso di costruire, è demandato a successivi decreti da adottare con le stesse modalità.

Di seguito il link al Decreto 2 marzo 2018 con allegato il Glossario che riporta l’elenco delle principali opere che possono essere eseguite senza alcun titolo abilitativo.

Link alla Gazzetta Ufficiale

Mutuo al 100% del valore dell’immobile: è possibile ottenerlo?

Fonte: Idealista.it

Ottenere un mutuo che copra il 100% del valore dell’immobile è un’impresa ardua, ma non impossibile. Alcune banche, infatti, dietro opportune garanzie, offrono questo tipo di finanziamenti. Vediamo quali sono le offerte attualmente disponibili sul mercato.

mutuo 100 prima casa 2018

Il classico mutuo fondario può essere acceso fino a un loan to value massimo dell’80%. Le banche chiedono una fideiussione a copertura del 20% mancante, che si traduce, in concreto, nella necessità di trovare un garante. Senza contare che i tassi applicati saranno comunque più alti rispetto a un mutuo con un valore più basso.

Mutuo 100% intesa san paolo

Si tratta di un finanziamento per i giovani fino a 35 anni di età, non a caso si chiama Mutuo Giovani. Si tratta di un piano di ammortamento fino a 40 anni dove sono molto più convenienti le prime rate, mentre a partire dai 10 anni, quando si comincia a rimborsare la quota capitale, aumenta la consistenza.

mutuo unicredit 100%

Sono disponibili per i giovani fino a 40 anni con l’attivazione del Fondo di Garanzia per i Mutui Prima Casa. Rivolto ai giovani e ai genitori single con figli minori, il fondo garantisce la possibilità di ottenere mutui al 100% per l’acquisto, ristrutturazione ed efficientamento energetico. Ammette prestiti fino a 250mila euro grazie alla garanzia del 50% sul capitale offerta da Consab.

Fiaip, nel 2017 compravendite +5,1% e prezzi -1,15%. Stabilizzazione dei valori attesa nel 2018

Fonte: Idealista.it

Un settore a due velocità. E’ questa la fotografia scattata dal Rapporto sul mercato immobiliare Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali), realizzato insieme a Enea e I-Com, che ha analizzato l’andamento del comparto nel 2017. Secondo quanto evidenziato, lo scorso anno è proseguita la crescita costante del numero delle compravendite, mentre è continuato il calo dei valori immobiliari. Nel 2018 si prevede una progressiva stabilizzazione dei prezzi degli immobili. Riflettori puntati poi sulla politica: il mondo immobiliare chiede stabilità e interventi sulla fiscalità.

Esaminando quanto accaduto lo scorso anno, la Fiaip ha evidenziato un’accelerazione ancora tenue, favorita dai buoni valori reddituali registrati esclusivamente in alcune città capoluogo di regione, dove vi è un buon incremento degli investimenti immobiliari, spinti per lo più da acquisti di immobili da mettere a reddito nelle città d’arte, dove il mercato della ricettività delle case vacanze è in netta crescita.

Le compravendite e i prezzi

Nel dettaglio, le compravendite di abitazioni in Italia hanno segnato un’ulteriore crescita per gli scambi immobiliari, proseguendo lentamente il cammino iniziato negli ultimi anni (+5,1%). Un cambio di passo, rispetto al passato, che non si è ancora tradotto in una ripresa generale dei prezzi. Il rapporto ha poi evidenziato un aumento del 15% degli italiani che intendono acquistare casa.

Per quanto riguarda il numero delle transazioni immobiliari, si rileva una tenue ripresa del mercato che ha fatto registrare un +5,1% per gli acquisti rispetto all’anno precedente. Modeste sono invece le crescite rilevate su base annua nell’ambito del terziario e del commerciale, che si contraddistingue ancora con il segno meno: negozi (-1,20%), capannoni (-3,6%), immobili uso ufficio (-1,50%).

L’aumento del numero delle compravendite immobiliari è stato trainato dai buoni risultati registrati in alcuni capoluoghi di regione e dalle aste immobiliari, che nell’anno appena concluso hanno fatto segnare il numero di oltre 23.000 esecuzioni immobiliari.

Nella maggioranza delle province permangono ancora i segni tangibili di una crisi che ha messo a dura prova il settore, dove sono scarsi gli investimenti in immobili sia in ambito residenziale, che nel terziario.

In generale, il mercato indica – rispetto al 2016 – un andamento medio dei prezzi immobiliari in diminuzione sia per le abitazioni (-1,15%) che per gli uffici (-6,2%), i negozi (-5%) e i capannoni (-4,1%).

Quello che è emerso è un mercato immobiliare ancora in assestamento, dove l’offerta è in crescita, aumenta la domanda e si riduce il divario fra prezzi richiesti e prezzi di realizzo (-10%).

La domanda di mutui

Il 52% delle compravendite avviene con il ricorso al sistema creditizio, con un netto aumento di richieste ed erogazioni rispetto al 2016. La domanda di mutui, inoltre, nel corso dell’anno è stata sostenuta grazie a tassi di interesse molto convenienti, indici ai minimi storici e spread bancari contenuti.

Le tipologie più compravendute

Dai risultati dell’indagine per l’anno 2017 si rileva che le unità residenziali maggiormente compravendute sono il 35% trilocali e il 29% bilocali. Solo il 9% si riferisce a monolocali. L’ubicazione è prevalentemente posta in zone semicentrali e centrali e lo stato di conservazione che prevale è di alloggi usati, ma in buono stato (40%), seguito dalle abitazioni da ristrutturare (25%).

Compravendite, tempi e sconto praticato

Buoni segnali sono stati registrati anche quest’anno sulle contrazioni dei tempi di vendita e sulla riduzione di sconto praticato. I dati rilevati per il 2017 indicano una percentuale in diminuzione per il tempo medio di vendita per immobili a uso abitativo che è scesa nel range tra 3 e 9 mesi per la maggior parte (36%) del campione intervistato. Diminuisce, rispetto al 2016, il periodo intercorso tra l’incarico e la vendita da 6 a 9 mesi (30%) e oltre 9 mesi (15%). Solo il 4% dei contratti viene concluso entro 1 mese.

Le locazioni

Per quanto riguarda le locazioni, è stato registrato un aumento dei contratti di locazione, in netta crescita con un volume per il residenziale del +12% rispetto al 2016, mentre è stato registrato ancora un segno negativo per uffici e capannoni.

Anche per le locazioni abitative i prezzi medi hanno subito una flessione moderata (-0,50%), flessione favorita anche dall’applicazione sistematica della cedolare secca, mentre permane una forte diminuzione per il settore commerciale: la diminuzione arriva al 7% per i capannoni.

I tempi medi sono in leggera diminuzione per il periodo oltre i 9 mesi e da 1 a 3 mesi. Il mercato delle locazioni indica per il comparto residenziale un’offerta residenziale in aumento. Il 64% ha rilevato un incremento del numero dei contratti.

Per quanto riguarda le locazioni delle abitazioni, sono stabili i bilocali al 37%, in diminuzione i trilocali al 36% con ubicazione in zone semicentrali 35% o centrali 36%. Aumentano le richieste per alloggi in periferia, in diminuzione nelle zone di pregio. Per lo stato di conservazione degli alloggi affittati è richiesto il buono stato nella misura del 60% e l’alloggio ristrutturato nel 25%.

Le previsioni per il 2018

Per quanto riguarda le previsioni per il 2018, è attesa una progressiva stabilizzazione dei prezzi degli immobili.

Grande attenzione, poi, è rivolta a quanto sta accadendo a livello politico. In tal senso, è stato sottolineato che le incertezze prodotte da un eventuale instabilità politica potrebbero riflettersi negativamente sul mercato immobiliare, mentre lo stesso mercato troverebbe giovamento al formarsi di un governo stabile che introducesse politiche fiscali che permettessero un abbassamento della pressione fiscale complessiva sulla casa.

Per alcune città – quali Milano, Napoli, Bologna e Firenze – si prevede un trend positivo anche nel 2018 sul fronte valori. E’ previsto, inoltre, un rialzo dei canoni di locazioni generalizzato in molte città metropolitane dove la ripresa si sta facendo più concreta e dove oggi si fanno ottimi affari per immobili da mettere a reddito, in particolar modo nelle città d’arte dove il mercato della ricettività alternativa a quella alberghiera è in netta crescita.

Sono sempre di più, infatti, le richieste di affitto anche per brevi periodi, da parte di turisti, manager e persone che necessitano del comfort di una casa anche per brevi periodi.

Gli italiani, infine, ancora non sfruttano al meglio le agevolazioni per la ristrutturazione edilizia per interventi di efficientamento energetico, così come gli incentivi per interventi su vecchi edifici esistenti per renderli sempre più sicuri contro i terremoti.

L’efficienza energetica

Se da un lato nel 2017 è stata registrata una crescita (+0,5%) della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’altro il 56% delle vendite totali è stato nella classe G (la peggiore di tutte), il 24% nelle classi E e F, il 13% nelle classi C e D. Solo il 7% nelle classi energetiche A e B, le migliori.

Inoltre, un agente immobiliare su due ritiene che l’attestato di prestazione energetica (Ape) non incida sulle scelte di chi compra o vende.

Guardando la tipologia di immobili venduti nel 2017, i meno efficienti dal punto di vista energetico sono le villette (54,7%) e, ancor di più, i bilocali (66,7%); mentre solo il 4,4% dei bilocali e l’8,7% delle villette appartiene alle classi energetiche più alte (A+, A e B).

“E’ fondamentale recuperare il mercato delle province”

Illustrando il rapporto, Mario Condò de Satriano, vice presidente nazionale vicario Fiaip e presidente del Centro studi, ha spiegato: “Tutti i dati sono in positivo, fatta eccezione per il versante prezzi. Il numero di compravendite è aumentato, sebbene non nella stessa misura dell’anno precedente, possiamo tuttavia cominciare a parlare di una lieve ripresa del mercato immobiliare”.

Condò de Satriano ha poi sottolineato: “La domanda di abitazioni è aumentata del 15%, il che evidenzia una grande voglia di acquistare casa. Da parte delle famiglie c’è la propensione e la possibilità di acquistare casa. A ben vedere, però, la parte nuova della domanda è pochissima”.

Il presidente del Centro studi Fiaip ha quindi analizzato la situazione delle città e delle province, in merito ha detto: “Nelle grandi città si assiste a una ripresa. Diversa è la situazione nelle province, dove i prezzi sono ancora in calo. Nelle grandi città i risparmiatori stanno tornando a investire nell’immobiliare, grazie a rendimenti che si attestano tra il 5 e il 6%. Questo non avviene nelle province italiane. E’ fondamentale recuperare il mercato delle province e per farlo serve un’adeguata politica fiscale”.

Analizzando poi il mercato degli affitti, Condò de Satriano ha affermato: “Sul fronte delle locazioni si ha una lievissima diminuzione dei prezzi, ma talmente lieve che si può parlare di una stabilizzazione dei prezzi”.

Nel porre infine attenzione alle previsioni per il 2018, il presidente del Centro studi Fiaip ha sottolineato: “Negli ultimi sei anni ci siamo confrontati con cinque governi differenti. Abbiamo presentato una serie di richieste che per ragioni differenti, però, non sono state accolte. Siamo fiduciosi del fatto che il prossimo governo possa essere stabile, perché il mercato immobiliare ha bisogno di stabilità. Il problema resta sempre l’enorme carico fiscale che pesa sul settore. Una delle nostre proposte, ad esempio, è l’estensione della cedolare secca anche ad altre tipologie di immobili. Il mercato immobiliare è in ripresa e c’è da parte degli italiani la volontà di acquistare casa, ma tutto questo deve essere suffragato a livello legislativo, altrimenti il mercato continuerà ad avere momenti di leggerissima ripresa, ma non potrà mai avere una vera e propria ripresa”.

Aggiungendo: “Più che parlare delle previsioni per il 2018, quello che si dovrebbe fare è capire dove andrà il mercato da qui a 10 anni. Da qui a 10 anni il mercato sarà più incentrato sulla locazione che sulla compravendita, questo per un fatto generazionale. C’è poi un forte bisogno di rigenerazione urbana per un problema di qualità degli immobili, per quella che sarà la richiesta futura. Da affrontare anche il problema delle periferie. Per garantire un vero e proprio ritorno dell’investimento immobiliare, è necessario che ci sia interesse all’investimento”.

“Serve stabilità ed è necessaria una buona politica fiscale”

Il presidente nazionale della Fiaip, Gian Battista Baccarini, ha sottolineato che “il moderato ottimismo è dettato dal fatto che l’Italia è l’unico Paese in cui i valori delle abitazioni decrescono”. Baccarini ha spiegato che tale fattore è da ricondurre “a una politica fiscale che negli ultimi sette anni è stata scellerata”. E ha aggiunto: “C’è bisogno di stabilità. L’incertezza non spinge verso l’investimento immobiliare. Auspichiamo che presto ci possa essere un governo e che dia avvio a una buona politica fiscale”.

In merito, Baccarini ha ricordato il manifesto per il rilancio del settore immobiliarefirmato dalle organizzazioni rappresentative del comparto (Confedilizia, Fiaip, Finco, Confassociazioni immobiliare, Aspesi, Adsi, Gesticond, Avi, Anbba, Assindatcolf, Assotrusts, Ape) e ha sottolineato la necessità di una visione di medio-lungo termine. Il presidente della Fiaip ha spiegato che è fondamentale intervenire sulla fiscalità, garantire tempi certi per il rilascio dell’immobile e stabilizzare gli incentivi fiscali. Tutto questo per rimettere in moto il mercato e favorire gli investimenti nel settore edilizio, consentendo di dare impulso all’intera economia.

“L’efficienza energetica non spinge ancora il mercato immobiliare”

Parlando di efficienza energetica, Antonio Disi, dell’Unità tecnica per l’efficienza energetica dell’Enea, ha dipinto un quadro non proprio roseo. Disi ha spiegato che l’efficienza energetica non spinge ancora il mercato immobiliare e che su questo fronte c’è ancora una scarsa cultura.

“La variabile efficienza energetica – ha detto Disi – è difficile da far percepire a chi vuole acquistare un immobile”. Disi ha sottolineato il fatto che il mercato immobiliare è “schiavo dell’occhio” e che non riesce a proporre immobili con caratteristiche elevate se non in una nicchia di pregio. Gli incentivi hanno dato i loro frutti negli ultimi 10 anni, ma c’è ancora molto da fare.

“La filiera immobiliare è molto complessa – ha affermato Disi – è importante che ci sia uno sforzo informativo da parte dei vari stakeholder. Sono fondamentali l’informazione e la collaborazione tra i vari stakeholder”.

Bonus casa: tutti gli sconti fiscali nel 2018

Fonte: Mutuionline.it

La legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ha prorogato al 31 dicembre 2018 il bonus ristrutturazioni 50% senza alcuna modifica, insieme al bonus mobili e al bonus elettrodomestici. Quest’ultimo potrebbe essere al suo ultimo anno, vista la manifesta volontà del Governo di eliminarlo, dando poi notizia della sua conferma fermamente voluta dalle Associazioni dei consumatori.

Bonus ristrutturazioni

Il decreto legge n. 83/2012 che ha portato per la prima volta al 50% il bonus ristrutturazioni e a 96.000 euro il tetto di spesa agevolata, varrà anche quest’anno. Così anche per i lavori avviati a partire dal 1° gennaio 2018 e fino al prossimo 31 dicembre sarà possibile beneficiare della detrazione fiscale sulle spese sostenute entro il limite di 96.000 euro di spesa.

Gli interventi di ristrutturazione possono essere effettuati in singole unità immobiliari o parti comuni di condomini e riguardano:

– la manutenzione straordinaria o ordinaria;

– il restauro o risanamento conservativo;

– la ristrutturazione edilizia o ricostruzione.

Bonus mobili ed elettrodomestici

La detrazione Irpef del 50% è concessa se si è effettuato un intervento di ristrutturazione a partire dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2018, entro una spesa massima di 10.000 euro per unità immobiliare da ripartire in 10 rate annuali.

Oggetto di bonus sono i seguenti beni:

  • mobili nuovi (letti, armadi, cassettiere librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani e poltrone, materassi e apparecchi di illuminazione) che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
  • grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica A+, fatta eccezione per i forni la cui classe energetica oggetto di agevolazione parte dalla A.

La normativa prevede che si ha diritto al bonus mobili 2018 se la ristrutturazione inizia nel 2017, ma la norma non richiede che ci sia un collegamento fra i mobili e l’ambiente ristrutturato.

Le novità del 2018

Molte le novità introdotte con la Legge di bilancio 2018.

Bonus verde o bonus verde urbano. Consiste in una detrazione Irpef pari al 36% delle spese sostenute per la riqualificazione del verde di giardini, terrazzi e balconi sia privati che condominiali, per un massimo di spesa detraibile pari a 5.000 euro (limite riferito alla singola unità immobiliare a uso abitativo).

La detrazione è ripartita in dieci quote annuali e di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi, ed è eventualmente cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo da parte del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Sismabonus 2018. Un’agevolazione fiscale di importanza fondamentale per la sicurezza e la prevenzione del rischio di sisma, al fine di agire in via preventiva. Lo sgravio fiscale riguarda interventi certificati di miglioramento e adeguamento sismico degli immobili, case ed edifici produttivi in zona sismica 1, 2 e 3.

Valida fino al 31 dicembre 2021, parte da un minimo di 50% per un soglia massima di spesa di 96 mila euro da suddividere in 5 quote annuali di pari importo a partire dall’anno in cui si sono sostenute le spese. La novità introdotta con il 2018 è che la riduzione Irpef arriva fino al 70% o all’80% se si certifica il miglioramento di una o due classi sismiche.

Bonus Unico Condominio. Si tratta di una detrazione fiscale relativa alle spese sostenute per interventi su parti comuni di edifici condominiali ubicati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, qualora finalizzati contemporaneamente alla riduzione del rischio sismico + riqualificazione energetica, nella misura :

– dell’80%, se consentono il passaggio a una classe di rischio inferiore;

– dell’85%, se consentono il passaggio a due classi di rischio inferiori.

I singoli condòmini potranno detrarre dalla propria Irpef le spese sostenute per gli interventi all’interno dei condomini, effettuati sulle parti comuni e sull’edificio, per una spesa massima non superiore i 136 mila euro.

Per usufruire di ognuna delle detrazioni viste sopra, è necessario che il pagamento delle spese venga effettuato attraverso strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni (ad esempio, bonifico bancario o postale).

Infine, ogni tipo di intervento visto sopra, che riguardi una ristrutturazione o la messa a norma di un edificio, può avvenire con un mutuo. Le condizioni molto favorevoli dei finanziamenti, specialmente quelli offerti online, consentono di affrontare la spesa ripartendola su un periodo di tempo adeguato a non farla pesare sul bilancio famigliare.

Prezzi delle case, Istat: “Nel III trim 2017 calo dello 0,8%, -15,2% dal 2010”

Fonte: Idealista.it

Nel terzo trimestre 2017, secondo le stime preliminari dell’Istat, i prezzi delle abitazioni in Italia sono diminuiti dello 0,8% rispetto allo scorso anno. Un dato dovuto al ribasso dei valori delle case già esistenti (-1,3%), mentre gli immobili nuovi salgono dello 0,6%. Dal 2010 si è registrata una flessione di oltre il 15%.

Se si analizzano i dati delle abitazioni con rispetto al trimestre precedente, si registra una diminuzione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente; il ribasso congiunturale dei prezzi si deve interamente alle abitazioni esistenti che si riducono dello 0,7% mentre quelle nuove registrano un incremento pari a +0,3%.

Su base annua persiste la diminuzione dei prezzi (-0,8%), che si accentua rispetto al trimestre precedente (era -0,2%). La flessione tendenziale e il suo ampiamento sono imputabili esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti (-1,3%, da -0,5% del secondo trimestre 2017), mentre quelli delle abitazioni nuove salgono dello 0,6% (da +0,3%). Pertanto, il differenziale tra la variazione tendenziale dei prezzi delle abitazioni esistenti e quella dei prezzi delle abitazioni nuove si conferma negativo e si amplia portandosi a -1,9 punti percentuali (da -0,8).

L’andamento dal 2010 dei prezzi delle case

Rispetto alla media del 2010, primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’Istat, nel terzo trimestre 2017 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,2% (-2,0% le abitazioni nuove; -20,5% le esistenti). Il calo dei prezzi delle abitazioni è contestuale alla crescita dei volumi di compravendita per il settore residenziale, la cui ampiezza si riduce però per il quinto trimestre consecutivo. Infatti, secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, nel terzo trimestre 2017 il numero di unità immobiliari residenziali scambiate aumenta dell’1,5% rispetto allo stesso trimestre del 2016, registrando così il tasso di crescita tendenziale più contenuto dal secondo trimestre 2015 e dopo il picco del secondo trimestre del 2016 quando fu pari a +23,2%.

 

Articolo originale:

https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2018/01/10/124964-prezzi-delle-case-istat-nel-iii-trim-2017-calo-dello-0-8-15-2-dal-2010?sf_ua=1

Crescono le compravendite per investimento, 17,6% nel I semestre 2017

Fonte: Idealista.it

Nel primo semestre del 2017, il 17,6% delle compravendite è stato concluso da investitori. A completare il quadro il 76,9% di acquisti di prima casa e il 5,5% di compravendite per la casa vacanza. Rispetto al primo semestre del 2016 la componente investitori è aumentata passando dal 16,7% al 17,6% attuale. Lo ha reso noto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, sulla base delle compravendite effettuate attraverso le agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete in Italia.

Puntando i riflettori su chi ha comprato per mettere a reddito, l’analisi ha registrato che quasi un terzo degli investitori ha un’età compresa tra 45 e 54 anni (30,2%), seguito dai soggetti tra 35 e 44 anni (22,0%) e da coloro con un’età compresa tra 55 e 64 anni (21,9%).

Il 74,8% degli investitori sono coppie e coppie con figli, mentre il 25,2% è single (celibi/nubili, separati, divorziati e vedovi).

A comprare per investimento sono soprattutto imprenditori, liberi professionisti e impiegati che coprono il 76,5% di questo mercato, a seguire i pensionati con il 12,9%.

Buona parte degli acquisti per investimento si conclude senza l’ausilio degli istituti di credito (89,9%), mentre solo il 10,1% degli investitori ricorre al mutuo bancario.

Infine, la tipologia più richiesta da chi vuole mettere a reddito è il bilocale con il 41,7% delle preferenze, a seguire i trilocali (31,9%).